L'Alto Medioevo e i Giudizi

Negli anni di decadenza dell’Impero Romano la Retia fu invasa da Goti, Vandali e Unni, mentre nel periodo successivo al 436 si hanno pochissime notizie. Si suppone che le Dolomiti fossero in balìa delle migrazioni barbariche, che avevano imposto la legge del più forte. Le valli più interne, però, sembra che non furono toccate da queste ondate: i ladini rimasero come abbandonati a se stessi. A questo periodo risale il nome del paese di Castelrotto: si pensa vi si trovasse un castello romano distrutto dalle orde barbariche.

Questo periodo di disordine durò fino all’arrivo dei Longobardi, che penetrarono nelle Dolomiti provenendo dal Friuli, Cadore e Ampezzo, e in alcuni casi giungendo anche da Fiemme e Fassa. Sotto il loro dominio fu attuata una riorganizzazione delle proprietà, ma la loro civiltà non riuscì a soggiogare quella ladina, a causa della scarsità di invasori.

Nel 560 giunsero nelle valli dolomitiche i Baiuvari, che riuscirono a dominare i ladini solo con molte difficoltà. Si pensa che le popolazioni locali attuarono un’agguerrita resistenza con il Vescovo di Sabiona Ingenuino. L’insediamento dei Baiuvari, dopo l’iniziale resistenza, fu piuttosto tranquillo: essi rispettarono le proprietà già delimitate dai Longobardi e diedero impulso alle attività agricole. I Baiuvari non risentirono dell’influenza latina proveniente da sud, anzi contribuirono alla germanizzazione delle genti ladine.

Successivamente ai Baiuvari i Franchi invasero il territorio alpino, e sotto il loro dominio la zona dolomitica fu divisa in contee, per esempio il Cadore, e Fiemme (comprendente anche Fassa). Ogni contea era poi divisa in centene (Ampezzo era centina del Cadore). Sempre con i Franchi furono istituiti i Placiti Generali, riunioni dei capifamiglie che si radunavano per discutere dei loro problemi.

Infine, con Ottone I e la fondazione del Sacro Impero Germanico, i ladini furono definitivamente inseriti nella sfera di influenza tedesca; personaggio fondamentale fu Carlo Magno, che, si pensa, sia stato il creatore delle principali chiese e pievi della Ladinia, quasi sicuramente costruite su templi pagani già esistenti. A partire dall’800 la Chiesa diventa sempre più forte, tanto che molti signori locali e conti sono costretti a donarle territori e possedimenti: la Val di Fassa, per esempio, è stata donata al Vescovo di Sabiona, e da questo non fu poi mai ceduta.

Dall’anno 1000 in poi, invece, sono gli imperatori a donare territori al posto dei nobili locali, i quali stavano diventando sempre più turbolenti e pericolosi; in questa situazione al Vescovo di Trento furono donati i territori di Trento, Bolzano, la Val di Fiemme e la Val Venosta; al Vescovo di Sabiona, poi trasferitosi a Bressanone, furono donate la Val Gardena, il Livinallongo e la parte ovest della Val Badia. I Vescovi iniziarono a far costruire castelli ai confini dei loro possedimenti, per difendersi (ne sono esempi i castelli di Tor e di Andrai). Le donazioni si conclusero nel 1038 quando l’imperatore Enrico IV donò Ampezzo e il Cadore al Vescovo di Aquileia, mentre i conti di Pusteria donarono l’Alta Val Badia al monastero di Sonnenburg.

Nel Vescovato di Bressanone il Vescovo era a capo dell’organizzazione, mentre i conti erano dei semplici vassalli; con il passare del tempo, però, essi assunsero sempre più potere, così come il Vogt, il consigliere vescovile per gli affari temporali; l’autorità del Vescovo rimase forte solamente in Val di Fassa e in parte della Val Badia. Allo stesso modo anche il Vescovo di Trento inizia a perdere potere e territori: la Val Venosta, Bolzano e Appiano sono donati ai conti del Tirolo (dal ladino “troi”, in Fodom “teriòl”), dando così origine ad un Regno del Tirolo autonomo, ma continuamente influenzato da Trento e da Bressanone.

Durante questi anni si verificò il fenomeno della colonizzazione intensiva: i terreni a bassa quota sono sfruttati al massimo per creare i masi e per sviluppare l’attività agricola, mentre ad altitudini più elevate si creano le armentare, ampi prati destinati solo a pascoli. I ladini coltivavano terreni di proprietà dei signori, che però venivano dati loro in concessione perpetua ed ereditaria, dietro compimento di alcuni doveri; si pensa che questo atteggiamento fosse finalizzato ad accaparrarsi il favore delle genti ladine. Peggiore era la situazione nei territori sottoposti alle monache di Sonnenburg: qui si trovavano dei veri e propri servi della gleba e, per esempio, alla morte dell’affittuario, gli eredi dovevano donare al convento la metà del patrimonio.

I giudizi erano suddivisioni amministrative (corrispondenti alle precedenti comunità)  in cui era diviso il territorio della Ladinia; avevano questo nome perché due volte all’anno il signore locale partecipava alle riunioni dei capifamiglia per giudicare i colpevoli. In seguito furono nominati dei vicari per ogni giudizio.

Giudizio di Gudon: comprendeva i territori di Laion, Funes, Ortisei e S. Cristina; si trattava di possedimenti dei conti del Tirolo, che dal 1130 furono denominati Valle Gardena.

Giudizio di Selva (Wolkenstein); comprendeva l’attuale Selva e la zona di Col fosco, dove ancora oggi la parlata è di tipo gardenese; la sede era Castel Wolkenstein, da cui si potevano controllare i frequentatissimi sentieri commerciali verso Fodom.

Giudizio di Ciastel (Kastelruth): corrispondeva ai paesi di Castelrotto, Bula e Rungaditsch; inizialmente era un possedimento del Vescovo di Bressanone che, a causa della rivolta dei feudatari locali, chiese aiuto ai conti del Tirolo che mano a mano finirono per prenderne possesso. La sede era a Castelrotto.

Giudizio di Mareo-Badia (Enneberg): andava dalla parte orientale della Val Badia fino a Corsara, esclusa la zona di Piccolino. La sua sede era a S. Vigilio.

Giudizio di Tor (Thurn an der Gader): costituiva la parte occidentale della Val Badia e aveva sede al Ciastel de Tor, a S. Martino. Fu una zona colonizzata da genti provenienti dalla Valle Inarco.

Giudizio di Fodom (Buchenstein):  aveva sede al Ciastel de Andraz, e comprendeva i comuni di Livinallongo e Colle S. Lucia (inizialmente si estendeva fino a Rocca Pietore).

Giudizio di Fassa (Evas): comprendeva l’attuale Val di Fassa da Sorga fino al Passo Pordoi e la Marmolada. Anche questo territorio, rimasto sempre sotto il controllo di Bressanone, fu colonizzato da genti dalla Valle Isarco. Nei suoi primi anni di vita godette di ampie autonomie, ma con il passare del tempo il vescovo negò ai fassani queste libertà. Era come una cintura difensiva per il resto dei possedimenti del Vescovo.

Giudizio di Fiemme: comprendeva Tròdena, l’attuale Val di Fiemme e Moena, che probabilmente all’inizio costituiva una comunità indipendente. Con i “Patti Ghebardini”, il Vescovo di Trento riconosce ufficialmente la Comunità di Fiemme, sebbene il possesso di tutti i masi fosse dei conti del Tirolo.

Giudizio di Ampezzo (Peutelstein): si estendeva, oltre che nell’attuale comune di Ampezza, anche nella zona del Cadore, sotto il controllo del Vescovo di Aquileia. Nel 1235 furono approvati gli Statuti, grazie ai quali furono riconosciute le Regole e le consuetudini locali.

Gli abitanti dei giudizi divenivano sudditi dei vari signori solo dopo l’atto di sottomissione, in cui si dichiaravano a lui sottoposti. Essi dovevano pagare tributi ai conti o al vescovo, per esempio le tasse per la giurisdizione o per il riconoscimento della sovranità; inoltre bisognava pagare anche una decima alla Pieve (di solito in prodotti agricoli). I contadini vivevano in condizioni di miseria estrema, in quanto solo un terzo del raccolto poteva essere conservato. I masi potevano essere trasmessi in eredità solo ai primogeniti, mentre le donne rimanevano sempre sotto la tutela dei mariti. La moneta era molto volubile: circolavano i Berner (Bern=Verona), moneta veneta in Fodom e Ampezzo. I conti del Tirolo in precedenza avevano creato il Mark, poi il Kreuzer, che aveva grande valore. Fondamentale dal punto di vista sociale era la struttura delle viles: esse infatti permettevano di evitare l’isolamento e sviluppare la socializzazione. Le case erano costruite in muratura e legno; erano molto fredde tranne la stua, il fulcro della vita familiare.I nobili locali erano soliti a dimostrare la propria superiorità di nascita perpetrando soprusi di ogni genere sui contadini, come dimostrato dalle rivolte dei Gardenesi contro il Conte del Tirolo o dei Marebbani.

Nel 1314 furono firmati i "Patti Encriciani", grazie ai quali gli abitanti della Comunità di Fiemme ottengono maggiore libertà per lo sfruttamento della terra, mentre nel 1335, dopo la morte senza eredi del Conte di Cadore, un'assemblea di dodici rappresentanti (tra cui un ampezzano) redige lo "Statuto di Cadore": tra le novità introdotte ci fu la suddivisione del territorio in dieci centene sotto la protezione del Patriarca di Aquileia, sempre mantenendo però una certa autonomia. 

In questo periodo si formano le "Regole": quella originaria di Ampezzo si trasforma presto in Comunità di Ampezzo, mentre nelle altre valli si formano Regole più piccole; in Val di Fassa, le Regole di Moena, Soraga, Vigo, Pozza, Pera, Mazzin, Campitello e Canazei si trasformarono presto poi in comuni.

Da punto di vista linguistico, da segnalare è la diffusione del tedesco in Alto Adige, tanto da spazzare via il ladino nella zona di Ora, Fié, Tires, Laion e la Val d'Ega; rimangono tuttavia ladine la Val di Non, il Cadore, la Val di Fiemme, Zolda, la Val Venosta, la Val pusteria e gli attuali territori ladini. La lingua ufficiale dei Giudizi era però il tedesco, sia nelle denominazioni e la toponomastica che negli atti ufficiali; spesso capitava che si traducessero anche i cognomi.

La storia della Ladinia