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La preistoria e il dominio romano |
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Nell’attuale
Ladinia sono numerosi i ritrovamenti risalenti al Mesolitico (9000 anni fa),
sull’Alpe di Siusi, Rasciesa, Passi Erbe, Sella e Pordoi e nella zona del
Lusia. A Plan de Frea è stato rinvenuto un riparo di cacciatori, mentre a
Mondeval de Sora (Ampezo) è recente il ritrovamento di un capotribù. Dopo
questo periodo si ha un vuoto di notizie fino all’età del bronzo
(1700a.C.-850a.C.), periodo a cui risalgono gli insediamenti di Sotciastel
(Badia) e Ciastelat (Selva). Sempre dell’età del bronzo è il ritrovamento di
un luogo di culto sullo Sciliar, dove è documentata la pratica di sacrifici a
divinità della natura. All’età del ferro (dall’850a.C.) risale
l’insediamento sul Dos dei Pigui in Val di Fassa.
Durante
le età del bronzo e del ferro l’intero territorio delle Dolomiti era dominato
dai Reti, una popolazione che, attraverso contatti con altre genti noriche o
celtiche, aveva sviluppato una cultura abbastanza uniforme, che aveva come
fulcro la lavorazione della ceramica. Alcuni resti della cultura retica si
ritrovano ancora nella lingua ladina attuale, per esempio le parole crëpa, troi,
brama, zondra ecc.
Nel
15 a.C. le truppe di Augusto conquistarono i Reti, nonostante la strenua
resistenza di questo popolo. Le genti sottomesse all’inizio accettarono con
difficoltà la convivenza con i romani, ma con il passare del tempo anche i Reti
iniziarono a imparare dai propri dominatori, per esempio in campo agricolo. La
romanizzazione avvenne più che altro per necessità di convivenza con i
dominatori. I primi a romanizzarsi furono gli Anaunes (Val di Non), poi sotto
Caracolla la romanizzazione fu completa. Dai contatti fra i due popoli si
sviluppa anche una nuova lingua, che sarà poi alle basi del ladino attuale. I
confini del territorio della Rezia rimangono però incerti; si pensa che la
Ladinia non fosse attraversata da strade, ma questo non vuol dire che i romani
non fossero interessati a questa zona: sono infatti state ritrovate monete e
tombe romane a Siusi e a Tires.
Alcuni
studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di strutture di parcellizzazione romana
osservando la struttura attuale delle valli: il campanile di Cortina, per
esempio, sembra posto al centro di un reticolato con i vertici situati sulle
principali cime; altre tracce sono da riscontrare nelle “viles” badiotte e
nei toponimi ladini attuali.
Durante
la dominazione romana le valli ladine furono soggette al processo di
cristianizzazione; si formano così il Vescovato di Sabiona (indipendente dopo
Carlo Magno), in seguito trasferito a Bressanone, il Vescovato di Aquileia, che
controllava la zona di Ampezzo e il Vescovato di Aguntum, che dominava parte
della Val Badia.