Il tardo gotico in Val di Fassa
L’altaristica tardo-gotica fu spesso d’importazione, cioè i valligiani erano diventati clienti di botteghe tirolesi o di artisti provenienti dal nord. Le opere furono quindi eseguite “per la nostra terra da artisti forestieri, ma possiamo giustamente considerarle radicate nel paese perché volute, ispirate, create attraverso il controllo e il vaglio del gusto e delle tendenze istintive della popolazione locale”.
Il trittico, o Flügelaltar, segue una impostazione tipologica e iconografica
tradizionale che è data da una cassa profonda al massimo
60 cm, sviluppata più in altezza che in larghezza che contiene alcune statue a
pieno rilievo, generalmente tre. La parte superiore della cassa è ornata da una
decorazione, originariamente concepita in funzione architettonica come
complemento della struttura della cassa stessa e in seguito, a partire dal
Cinquecento in Alto Adige e nel Trentino, inserita come esigenza esclusivamente
ornamentale. Le statue della cassa, o scrigno, poggiano spesso su predelline che
presentano la superficie frontale decorata, e delle quali le laterali sono
generalmente a livello inferiore della centrale. Al di sopra dello scrigno c’è
una decorazione, talvolta assai complicata, a pinnacoli, archi rampanti, guglie
ornate con gattoni, che ospita le statuine: la Madonna con S. Giovanni ai lati
del Crocifisso, sono le più comuni, ma si trovano anche angeli musicanti,
santi, ecc... Questo coronamento può anche mancare. Ai lati dello scrigno sono
unite due portelle mobili su cerniere, che nelle facce interne portano figure di
santi ad alto-rilievo o pannelli dipinti. Lo scrigno con le portelle è
sostenuto da un basamento a predella il cui schema più usuale è dato da un
piccolo scrigno centrale col gruppo plastico di Cristo e degli apostoli o una
scena di vita di Gesù, e da due portelline che ripetono su scala minore quelle
del trittico superiore. Cassa portelle, predella e rilievi sono policromati a
colori vivaci. Gli sfondi quasi sempre campati d’oro. Le variazioni
morfologiche riguardano la plastica dello scrigno (al posto delle tre statue può
trovarsi un complesso scenico ad alto-rilievo, anche diviso in pannelli.), delle
portelle (le pitture possono estendersi anche sulle facce interne ed essere
distribuite in parecchi riquadri, oppure può darsi il caso di altorilievo di
figure o scene distribuite in quadri), della predella (che può anche essere
formata da un blocco uniforme tutto dipinto)
Della produzione tardo-gotica nella nostra valle rinveniamo due esempi: il trittico della Chiesa di S. Giuliana a Vigo di Fassa e il trittico della Chiesa di S. Lorenzo Martire a Pera.
Il primo è opera di Giorgio Arzt esponente della “scuola di Bolzano”. Ereditò la bottega del M.O. Narciso l’anno della morte di questi 1517 che è pure l’anno in cui viene terminato questo altare. “è uno scultore che rielabora, nel quadro degli interessi stilistici narcisiani e del maestro Hans Klocker, dal quale riprende certa eleganza formale, elementi svevi conservati dalla tradizione svevo-brissinese-bolzanina” (C. Pacher, Gli altari tardo-gotico trentini, Trento 1960).
da Mondo Ladino, 2-3-4 – 1978, a cura di Luigi Heilmann, capitolo a cura di Mariangela Weber, “costruttori e decoratori di altari lignei nella valle di Fassa”, edito a cura dell’Istituto culturale ladino di Vigo di Fassa, Trento, 1979