L'unificazione con l'Austria

Nel 1335, alla morte di Enrico del Tirolo, la figlia Margherita si sposò con Giovanni di Lussemburgo, permettendo al padre Carlo di impossessarsi del regno tirolese; ben presto però Caterina cacciò il marito e si mise sotto la protezione dei Wittelsbacher bavaresi, che divennero così i nuovi sovrani del territorio altoatesino, compreso il Cadore e Ampezzo. Come se non bastasse, tuttavia, Carlo di Lussemburgo riuscì a deporre il sovrano bavarese, restituendo il Cadore e Ampezzo al Patriarca di Aquileia e donando il resto dei possedimenti a Rodolfo d'Asburgo, fratello di sua nuora. Il Tirolo e la Ladinia passarono così agli Asburgo e rimasero sotto il loro dominio fino al 1919. Sotto il dominio Asburgico la Ladinia fermò il regresso economico in cui stava precipitando, grazie ad un periodo di grande stabilità politica; i contadini erano diventati finalmente proprietari dei loro massi e dei campi (grazie a un precedente provvedimento bavarese).Si formarono ulteriori raggruppamenti amministrativi in Val Gardena (S.Ulrico, San Giacomo) e in Val Badia (La Valle, Marebbe), che presto si trasformarono in comuni.

Nel frattempo gli Schöneck, signori del Livinallongo, indebitati fino al collo, furono costretti a vendere il Giudizio agli Avascano di Alleghe, i quali estesero la propria influenza su parte della Val Badia, destando la preoccupazione del Vescovo di Bressanone e delle suore di Sonnenburg; la situazione fu risolta con l'intervento di Carlo IV che, riconqiustando il Livinallongo, riuscì a cacciare i veneti dalla Ladinia.

L'unica valle ladina attraversata da una strada era Ampezzo (non ancora asburgica), con la cosiddetta "Strada Alemagna", che colegava la Baviera con Venezia: il trasporto avveniva "per rodolo", ovvero a turno gli abitanti della zona trasportavano le mercanzie per piccoli tratti, fino al porto successivo; durante l'inverno si sfruttavano le slitte. Ampezzo corse un altro pericolo quando nel 1412 il Conte del Tirolo cerca di conquistarla, ma le forze del Patriarca di Aquileia difesero strenuamente la città; da qui nacque la festa di voto a Cortina della "Madonna della Difesa".

Nel 1426 i Giudizi di Fodom e Tor passarono al Vescovo di Bressanone, il quale ristruttura i castelli di San Martino e Andraz, quest'ultimo scelto come rifugio durante una ribellione dei sudditi tirolesi, sedata grazie all'interventi dei ladini di Fodom.

Personaggio chiave di questa epoca fu Nicolò Cusano, vescovo di Bressanone, il quale iniziò una riforma delle abitudini religiose, inimicandosi molti nobili locali e delle suore di Sonnenburg a causa della sua eccessiva severità. Il Conte del Tirolo Sigismondo prese le difese delle monache, nonostante il vescovo lo avesse minacciato di togliergli il titolo nobiliare: d'altra parte aveva dalla sua il sostegno popolare; ebbe così luogo la leggendaria battaglia al Crëp de Santa Grazia del 3 aprile 1458, conclusasi con la sconfitta di Cusano, costretto a rifugiarsi a Roma, dove poi morì.Nonostante tutto, però, il Giudizio tornò nelle mani del Vescovo.

Il Conte tirolese Sigismondo fu poi coinvolto in una sanguinosa guerra contro Venezia, che portò grandissime sofferenze soprattutto al Livinallongo, Marebbe e Ampezzo: fortunatamente arrivarono in soccorso le truppe fassane che cacciarono i veneti fino ad Alleghe. La risposta di Venezia fu l'invio nelle valli ladine degli "stratioti", gruppi arabi provenienti dai Balcani, che raggiunto Marebbe portarono morte e razzia, tornando a casa con le teste di 42 ladini trucidati. I Marebbani, tuttavia, non mollarono e con un'abile imboscata riuscirono a massacrare gli stratioti, rispedendone a Venezia solo uno con il naso mozzato, in una sorta di biglietto da visita.