La ziriola de Saslonch
(L'usignolo del Sassolungo)
"N’outa
l’era la fìa de n re che stajea te n ciastel japede Saslonch. Na dì, entant
che la se n jia a spas te so vidor, la veit n spalavier che sgolèa a roda sora
n foaré. Ela é coreta sobito e la lo à scarà demez, dapò l’à fat per se
n jir. Te chela la sent n ucelin che ge rejonèa con ousc umana:“ Ajache te
m’ès salvà, voi te lascèr n don: da chiò inant te podarès te mudèr te na
ziria canchemai te volarès. Demò la mort de na persona te farà perder chest
poder”. Piena de mareva, la joena é se n jita de retorn te ciastel. Da sera
aboncont la é amò coreta jù te vidor, la se à sconet sot n cescon e la se à
dejidrà de esser na ziria. De colp la é stata trasformèda: l’à sgolà n
trat da n pec a l’auter e dò l’à scomenzà a ciantèr. Canche l’é stat
ora de jir endò te ciastel, la se à dejidrà de tornèr a esser tousa, e chel
tant é sozedù. La prinzessa se mudèa prest ogne dì te na ziriola e la sgolèa
contenta scialdi più dalonc da so ciastel. Bel fora ge saea fora de mesura, che
la podea entener l lengaz de i ucìe. Na dì la jia stroz fora per n gran bosch
de peces. Dò n trat, rua n sgol de corves che se mola jù e se poja sunsom i èlbres.
L’à scutà su l descors di corves. Te anter l’auter, chisc contèa de n
joen cavalier che stajea te n ciastel mez derenà tinsom Gherdena. Cò
l’à entenù chest tant, la ziria se à pissà sobit de jir a chierir l
cavalier. Zacan la rua sul post e la se poja su la torn del ciastel. Ma
dalajà che laìte no l’era negugn da spièr, per passèr la temp la se ciantèa
su bel bel. Candenò ruà n ciaciador con n ciamorc su la schena e doi cians
scatorné che ge jia dò. Da n pruma la prinzessa ge à vardà chieta n trat, ma
dapò l’à tacà endò a ciantèr. Canche
l cavalier à entenù chel ciant maraveous, l’à lascià su n moment cialan
envers l bosch. La ziriola a chela vida se à sperdù e à fat acort.
C'era una volta la figlia di un re che viveva in un castello presso il Sassolungo. Un giorno, mentre passeggiava nel suo giardino, vide uno sparviero che volava in cerchio sopra un cespuglio. Corse subito e lo scacciò, poi fece per andarsene. In quel momento sentì un uccellino che le parlava con voce umana: "Poichè mi hai salvato, voglio lasciarti un dono: d'ora in avanti potrai trasformarti in un usignolo ogni volta che lo vorrai. Solo la morte di una persona ti farà perdere questo potere". Meravigliata, la giovane tornò nel castello. La sera comunque corse ancora giù nel giardino, si nascose in un arbusto e desiderò di essere un usignolo. Di colpo si trasformò: volò per un pezzo da un pino all'altro e poi cominciò a cantare. Quando fu ora di tornare al castello, desiderò ritornare ragazza, e così successe. La principessa si trasformava quasi ogni giorno in un usignolo e volava contenta sempre più lontano dal suo castello. Tuttavia le sembrava eccessivo riuscire a capire il linguaggio degli uccelli. Un giorno stava volando in un gran bosco di pini. Ad un tratto arrivò uno stormo di corvi che scesero e si appoggiarono in cima agli alberi. Ascoltò il discorso dei corvi. Tra le altre cose, questi raccontavano di un giovane cavaliere che viveva in un castello mezzo diroccato in fondo alla Val Gardena. Non appena sentì queste parole, l'usignolo pensò subito di andare a cercare il cavaliere. Alla fine arrivò sul posto e si posò sulla torre del castello. Ma dal momento che là dentro non c'era nessuno da spiare, per passare il tempo si mise a cantare. Ad un certo punto arrivò un cacciatore con un camoscio sulla schiena e due cani arruffati che lo seguivano. In un primo momento la principessa li guardò in silenzio, ma poi riprese a cantare. Quando il cavaliere sentì quel canto meraviglioso, si fermò un attimo a guardare verso il bosco. L'usignolo a quella vista si spaventò e tacque. Allora il cavaliere le gridò "Ma canta ancora, uccellino, che canti così bene!" La figlia del re ricominciò a cantare. E quando alla fine prese il volo, il cavaliere la guardò dispiaciuto. Allora venne al castello sempre più spesso, ed il cavaliere stava là ad ascoltarla, ma tuttavia la guardava sempre più male. Un giorno andò a trovare un salvan e gli confidò che era malato: non gli piaceva più nemmeno cacciare. "Ti sei innamorato, una ragazza si è impossessata del tuo cuore". E il cavaliere, scuotendo il capo: "No, non può essere: non ho mai visto una ragazza!". "Eppure è così - disse il salvan - e quindi non posso fare niente per te". Qualche giorno dopo, quando l'usignolo misterioso venne ancora a cantare, il cavaliere alzò di colpo la mano dicendo ad alta voce " Il salvan ha ragione: tu sei una ragazza". Spaventata sul serio, la figlia del re tacque e scappò. L'usignolo canterino non andò più al castello e il cavaliere tornava sempre più malfermo e triste e persino i cani erano mesti e quieti. Intanto la figlia del re volava tranquilla altrove. Un giorno accadde che uno sparviero cercò di catturarla, ma lei impaurita si salvò in un cespuglio. Là trovò un-----, e iniziò a sparlare dello sparviero. Ma l'altro replicò :"Perchè ti lamenti? Anche tu hai fatto morie qualcuno. Vai fino al castello di Gardena, se vuoi rendertene conto". Con il cuore pesante di brutti presentimenti, l'usignolo prese il volo per andare al castello sperduto, e là vide il cavaliere in basso sulla soglia della porta e i cani fedeli che gli giravano intorno piangendo. Spaventata la principessa tornò a casa volando senza fermarsi. arrivò stanca al giardino del suo castello e provò a trasformarsi in una ragazza. Ma questa volta non riuscì, e con terrore si ricordò di ciò che le era stato detto: la morte di una persona le avrebbe fatto perdere il potere di trasformarsi. Così l'usignolo dovette stare in seguito in quei boschi e non potè mai più tornara a casa tra la sua gente.